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In un libro la storia del Totocalcio

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Pubblicato il 11/03/2024.

Settimanale rito laico degli italiani. Oggetto di accese dispute politiche. Salvadanaio del movimento sportivo. Protagonista al cinema, nella canzone, in letteratura. Anche questo, ma non solo, è stato il Totocalcio.
Esiste ancora, ma non ha più quel fascino, quella popolarità di un tempo. Anzi, quell’appeal mantenuto inalterato per quasi mezzo secolo. Dalla sua invenzione (anche se sarebbe più indicato parlare trasposizione, perché all’estero c’erano giochi simili) nell’immediato secondo dopo guerra, agli anni Novanta dello scorso millennio.
Un libro “Un azzardo italiano – Storia del Totocalcio” ne ripercorre la parabola fino ai giorni nostri. L’ha scritto Sergio Giuntini, presidente della Società Italiana di Storia dello Sport, per i tipi della Prospero Editore.

 

Pagina dopo pagina, scopriamo che la nascita della schedina è opera di Massimo Della Pergola, giornalista triestino classe 1912, fuggito prima in Toscana, quindi in Svizzera successivamente la promulgazione delle leggi raziali fasciste.
Proprio lontano dall’Italia, Della Pergola “analizzò ciò che si stava facendo in proposito in Svizzera e Svezia per approdare a una soluzione più vicina alla mentalità degli italiani, già grandi giocatori del Lotto. All’1-X-2 giunse dopo vari ripensamenti. Scartò dapprima l’1-2-3 che gli apparve troppo elementare, così come l’utilizzo delle tre lettere A-B-C. Infine optò per l’1 da assegnare alla vittoria della squadra di casa, alla X in caso di pareggio e al 2 per il successo in trasferta. Subito, invece, si focalizzò sul numero delle partite da inserire in schedina: 12”.

 

Spazio poi al rapporto CONI-SISAL dagli inizi del 1946 (la prima schedina è del 5 maggio, stampata in 5 milioni di copie di cui solo 34.000 furono effettivamente giocate) alla sua nazionalizzazione. Così come alla descrizione delle lotte fra alcuni ministeri e lo stesso CONI per la gestione di quel piccolo rettangolo di carta che assicurava alle casse dello Stato un bel po’ di soldi (dopo 50 domeniche “aveva reso allo Stato 888.536.000 lire e alle casse dello sport 1.732.250 lire”). Ancora, le opinioni che le varie forze politiche avevano del Totocalcio e come queste, in alcuni casi, siano cambiate nel corso del tempo. Fino a giungere, nelle ultime pagine, a ricordare anche i vari scandali ribattezzati Totonero.

 

Il volume di Giuntini, duecento pagine circa, si suddivide in quattro macro capitoli ed è ricco di spunti e riferimenti che l’autore stesso auspica possano essere ulteriormente approfonditi, perché “il Totocalcio è storia economica, politica e sociale insieme” del nostro Paese.

 

Sergio Giuntini
“Un azzardo italiano. Storia del Totocalcio”
Prospero Editore
ISBN: 979-12-81091-22-1



 
 
 
 
 
  
 

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